 |
| . |
La
Parrocchia:
CHIESA
DELLA SS.
TRINITA'
. |
| . |
| . |
 |
| . |
 |
| . |
 |
| . |
 |
| . |
 |
| . |
| |
| . |
|
| |
| . |
| |
| . |
|
|
|
Nel centro di San Salvatore, si erge la quattrocentesca chiesa dedicata alla Santissima Trinità.
Quando è stata edificata, il borgo era costituito da poche cascine abitate da contadini, fortemente legati alla terra e sostenuti da una semplice ma profonda religiosità, così la chiesa è diventata un importante centro di aggregazione per la popolazione.
Nel corso dei secoli, soprattutto quando San Salvatore non era ancora parrocchia, il sostegno dei pochi abitanti è stato di fondamentale importanza nella conservazione del patrimonio artistico dell'intera comunità malnatese.
La chiesa non ha subito modifiche per molti anni e ha conservato molto del suo aspetto originario, anche dopo i lavori di ampliamento dell'area intorno al presbiterio avvenuti nel 1927, invece la facciata ha subito sicuramente rifacimenti.
Come tutte le chiese non parrocchiali è stata dedicata, e precisamente alla Santissima Trinità, ma non è stata mai consacrata, pur essendo chiesa parrocchiale dal 1956
Parrocchia
La chiesa parrocchiale di San Salvatore è dedicata alla Santissima Trinità. Tradizionalmente si ritiene che le origini di questa chiesa vadano situate nel Quattrocento. La parrocchia è però relativamente recente in quanto San Salvatore dipendeva, sotto il profilo ecclesiale, dalla parrocchia di Vedano Olona. La parrocchia venne eretta come tale, con decreto Arcivescovile il 27 ottobre 1956 dall’arcivescovo di Milano mons. Giovanni Battista Montini, poi papa col nome di Paolo VI
|
 |
La facciata presenta un ampio portale centrale con modanature di cornice in cemento che hanno sostituito quelle antiche in pietra molera. Sopra questo si susseguono in orizzontale tre dipinti un po' sbiaditi che rappresentano santa Maria e san Giuseppe ai lati e al centro la Santissima Trinità.
.
|
La facciata, semplice e simmetrica, appare però diversa da quella della chiesetta dipinta nella parte inferiore della pala dell'altare, infatti, dove oggi si apre la finestra circolare nel dipinto invece ne risulta una rettangolare così come nell'immagine manca l'attuale ala laterale sinisra
|
 |
occupata interamente dal batti-stero e dalla cappella della nostra Madonna, addossata al campanile
L'unica aggiunta,
al quattrocen-tesco campanile è la cupola in rame, realizzata seguendo le caratteristiche dei campanili del Comasco, del Varesotto e del Canton Ticino, agli inizi degli anni Ottanta, in occasione dei lavori per la sistemazione dell'orologio e delle campane |
|
|
Chiesa della Santissima Trinità
 |
Secondo la tradizione orale, già esisteva prima della costruzione della chiesa un piccolo convento nel centro storico, nell'attuale vicolo Manzoni.
L'edificio era addossato ad una costruzione ancor più antica, una torre di avvistamento di epoca romana, una delle tante dislocate nella direzione Como-Varese.
A testimonianza di una probabile presenza di religiosi, nel cortile, poi chiamato a Curt di Macalé, si è conservato nel tempo, protetto da un portico, un bellissimo affresco del 1400, forse l'opera artistica più antica del paese.
Il dipinto rappresenta due scene in successione: la Natività, la Crocifissione ed insieme al Cristo in croce la Trinità.
L'affresco non si trova più nella sua sede originaria, infatti agli inizi degli anni '80 è stato strappato e si è rischiato di perderne totalmente le tracce, ma, dopo alterne vicende, è ritornato in possesso degli eredi della famiglia Baroggi, gli antichi proprietari della corte e quindi dell'affresco. Anche la sinopia, rimasta sul muro dopo lo strappo, è stata completamente cancellata alcuni anni fa dagli attuali proprietari, così del prezioso affresco non è rimasto altro che la memoria: gli anziani del paese lo hanno ancora ben presente, in parte annerito dai lumini accesi dai devoti e con il letame ammucchiato poco distante.
Il monastero, con le immagini del suo dipinto, voleva ricordare in modo particolare alla popolazione i misteri fondamentali della fede, cioè l'Incarnazione, la Crocifissione di Cristo e la Trinità, a cui era dedicato il piccolo villaggio, che pur conservava il nome civico di San Salvatore.
Anche l'antica torre, oggi abitazione, è stata completamente cancellata da lavori di ristrutturazione che lasciano soltanto intravedere qua e là i sassi con cui erano stati costruiti i muri. |
|
Pala della Santissima Trinità
Sopra l'altare in marmo vi è la pala dedicata alla Santissima Trinità che probabilmente risale al Seicento.
Il dipinto, olio su tela, è stato realizzato per San Salvatore, come dimostra l'immagine della chiesa del piccolo paese nella parte inferiore del quadro, tra colline che non si sa fino a che punto siano realistiche.
La posizione dei volti di Cristo e di Dio Padre, leggermente girato verso destra, induce a pensare che originariamente il quadro fosse collocato sulla parete di destra e che gli sguardi fossero proprio nella direzione dell'altare. Quando si è deciso di spostare il dipinto sopra il tabernacolo, qualcuno ha pensato bene di sovrapporre al volto di Cristo un altro viso con lo sguardo rivolto verso il centro.
L'ultimo lavoro di restauro, realizzato dal signor Edoardo Veratelli, su commissione di don Giulio, ha fatto riemergere il viso originario di Gesù.
.
 |
|
|
 |
Il Battistero
Entrando dall'ampio portale, che si apre sulla facciata, a sinistra si trova il battistero sulla cui parete di fondo campeggia un bassorilievo in gesso, donazione che risale agli anni Trenta, che rappresenta il Battesimo di Gesù, tratto dal bozzetto in creta di un bronzo conservato in un'antica villa signorile di Milano.
Il pavimento su cui poggia il fonte battesimale è più basso rispetto a quello antistante e così è ricordato l'antico rito per immersione del battesimo.
|
|
Sull'arco dell'altare e sulla volta vi sono pitture di Riccardo Borghi, datate 1932, che ricordano il Salvatore con i misteri della salvezza: l'Annunciazione, il Dio che si fa uomo con la nascita, la Sacra Famiglia.
Sull'arco, a sinistra, accanto all'immagine dell'Angelo Annunciatore si legge la scritta “ Spiritus Sanctus superveniet in te”, a destra, di fianco alla Madonna, compare la frase “Quomodo fiet istud”.
Una decorazione caratteristica della chiesa è quella realizzata da muratori del luogo, che lavoravano molto in Svizzera, con una tecnica particolare che faceva parte della tradizione locale, quella del gesso a fuoco. Il colore, ben fissato nella calce, era poi lavorato così bene che l'effetto decorativo era quello del marmo.
Se si osservano le lesene sui pilastri lungo le pareti e il presbiterio, si ha l'impressione che sia stato utilizzato per la costruzione il marmo.
Tra il 1969 e il 1972 don Giulio, per rispondere alle nuove esigenze liturgiche, ha deciso di apportare alcune modifiche nel presbiterio: è stato tolto il pulpito in cemento e mattoni che sporgeva a dismisura sullo spigolo di congiunzione tra la parete di sinistra e il presbiterio; sono state smantellate le balaustre, che in parte si sono distrutte; è stato eliminato il piccolo altare che era quasi appoggiato alle balaustre; è stata accorciata la mensa dell'altare maggiore con l'eliminazione della parte in pietra grezza; sono stati tolti alcuni gradini per ampliare lo spazio tra l'altare antico e quello nuovo, ancora provvisorio.
La chiesa conserva solo in parte l'antica pavimentazione in cotto
|
 |
Sopra l'altare in marmo vi è la pala dedicata alla Santissima Trinità, che probabilmente risale al Seicento.
Il dipinto, olio su tela, è stato realizzato per San Salvatore, come dimostra l'immagine della chiesa del piccolo paese nella parte inferiore del quadro, tra colline che non si sa fino a che punto siano realistiche.
La posizione dei volti di Cristo e di Dio Padre, leggermente girato verso destra, induce a pensare che originariamente il quadro fosse collocato sulla parete di destra e che gli sguardi fossero proprio nella direzione dell'altare. Quando si è deciso di spostare il dipinto sopra il tabernacolo, qualcuno ha pensato bene di sovrapporre al volto di Cristo un altro viso con lo sguardo rivolto verso il centro.
L'ultimo lavoro di restauro, realizzato dal signor Edoardo Veratelli, su commissione di don Giulio, ha fatto riemergere il viso originario di Gesù.
Nella pala emerge in modo particolare la figura di Gesù Cristo, il figlio di Dio fattosi uomo, parzialmente avvolto da un manto di colore rosso intenso che, posato sul braccio sinistro, passa dietro le spalle e poi avvolge le gambe, lasciando scoperti il torace, il braccio destro, la mano sinistra e il piede destro, in cui sono ben visibili i segni della passione: le stimmate e la ferita nel costato; la mano destra, sollevata, sembra indicare il numero tre ed il viso, sofferente, è rivolto verso destra.
Alla sinistra di Gesù siede, su un agglomerato ben compatto di nubi, il Padre con barba e capelli bianchi che, guardando nella stessa direzione del figlio, solleva la mano destra con il pollice, il medio e l'indice in atto benedicente, mentre la mano sinistra è posata su un globo terrestre; un manto azzurro ed un abito bianco-grigio avvolgono il corpo del Vecchio.
In alto, lateralmente ai due personaggi, vi sono degli angeli: uno accanto a Gesù e due, abbracciati, vicino a Dio Padre. Tra il Padre e il Figlio si eleva in volo lo Spirito Santo, sottoforma di colomba, in un doppio cerchio di luce, così come le teste di Gesù e di Dio risaltano su triangoli luminosi, simboli della Trinità. Ai loro piedi nove piccoli angeli, nudi o con i fianchi circondati da un nastro rosso, posti quasi in semicerchio, volteggiano, trasportando blocchi di nubi sotto il trono di Gesù che, risorto, è salito al Cielo. |
|
|
Gli angeli rimarcano il confine tra il Cielo e la terra e sottolineano l'essenza divina di Gesù Cristo, fattosi uomo per salvare l'umanità.
Essi sono in posizioni diverse, alcuni con atteggiamento particolarmente curioso, come il piccolo angelo prono che sembra voler sorreggere tra le nubi il trono di Cristo, oppure l'angioletto che vola portando uno strano “zainetto” sulla spalla destra, infine quello che sembra dirigere i lavori unendo verso l'alto le mani e disegnando con le braccia un cerchio. Un angelo di spalle risulta senza capo ed al suo posto si vedono, appena accennati, i lineamenti di un viso, un altro ancora, sulla destra, sembra tenere la testa tra le mani in atteggiamento pensieroso. Tra gli angeli emergono i capi riccioluti e biondi di due personaggi, sembrano bambini, abbigliati, secondo l'usanza dell'epoca di esecuzione del dipinto, come dimostrano i ricchi e leggeri tessuti bianchi che coprono a ruota il loro collo; queste due figure potrebbero essere persone legate da parentela al probabile committente. Nella parte inferiore del quadro, sotto al semicerchio degli angeli, è rappresentato un paesaggio terreno con distese collinari, qualche casa, una piccola chiesa e un campanile in lontananza, nel verde di una natura rigogliosa.
|
 |
Dietro l'altare, nell'abside, arrotolato e abbandonato in un mobile pensile, don Giulio ha ritrovato una tela, in uno stato di degrado tale che non era possibile neppure capirne il soggetto. Fortunatamente il sacerdote non ha sottovalutato l'importanza del ritrovamento e, con l'appoggio di persone sensibili alla salvaguardia del patrimonio artistico locale, ha commissionato il restauro della tela.
A lavoro ultimato è apparso un bellissimo dipinto (olio su tela) del 1600, la Resurrezione di Lazzaro che, per le notevoli somiglianze con un dipinto del Morazzone (1573-1626) conservato a Beauvais, presso Parigi, potrebbe essere un'opera del famoso pittore seicentesco lombardo o di uno dei suoi allievi.
E ciò reca vanto alla comunità di San Salvatore e a don Giulio che lo ha riportato alla luce.
Ogni anno, durante la settimana santa, è possibile ammirare il bel dipinto sull'altare.
L'opera rappresenta il miracolo della resurrezione di Lazzaro.
A sinistra Gesù, vestito di bianco con un manto azzurro, dietro di lui tre dei suoi discepoli, tra cui probabilmente Tommaso; a destra la piccola folla di Giudei che aveva seguito Maria; nel centro le due sorelle, Marta inginocchiata e Maria in piedi con lo sguardo volto verso il Maestro; in primo piano Lazzaro risvegliato dal sonno della morte che sta uscendo dal sepolcro.
Completamente differente rispetto al brano del Vangelo è il sepolcro, infatti non si tratta di una grotta chiusa da una pietra, bensì di una tomba in marmo verde posta nel pavimento di un interno, forse una cappella forse una chiesa.
Il tipo di marmo delle colonne e della lapide sepolcrale ricorda il marmo verde serpentino tipico delle nostre zone.
Il coperchio, spostato sul lato sinistro, lascia totalmente scoperto il movimento di Lazzaro che, seduto sul bordo della tomba, sta sollevando le gambe per uscire completamente, aiutato da un amico.
|
|
Il corpo, quasi completamente nudo, solo un sottile panno grigio avvolge i fianchi, evidenzia una muscolatura forte e possente, per nulla segnato, neppure nel colore, dal passaggio alla morte.
Solo il viso, teso, con lo sguardo rivolto al suo amico Gesù, tradisce un certo smarrimento.
Negli sguardi dei Giudei si legge stupore, sui visi degli apostoli la conferma della divinità di Gesù; Maria, con le mani incrociate sul petto, guarda il Maestro, sottolineando la sua grande fede in Lui.
La disposizione dei personaggi costruisce una specie di triangolo con il vertice nel punto centrale della tomba scoperchiata e il movimento di tutta la scena è dato dagli sguardi che si rincorrono da un volto all'altro e dalle mani che aggiungono espressioni di meraviglia e gratitudine.
La figura di Marta inginocchiata fa contrasto con il resto del dipinto, infatti il rifacimento totale della figura da parte del restauratore non è in sintonia con la tecnica esecutiva che caratterizza gli altri personaggi |
|
 |
La nostra Madonna
Sempre a sinistra, segue la cappella in cui è custodita, in una nicchia scavata nel muro perimetrale, la cui parte convessa è ben visibile all'esterno, la bella statua lignea della Madonna, ricoperta di gesso e dipinta.
Non è una scultura a tutto tondo, infatti il legno è stato scolpito, ricoperto di gesso e ridipinto nella parte anteriore e piallato nella parte non visibile, probabilmente a causa della scarsa disponibilità economica dei committenti, ma, anche "se povera", la scultura rivela un'abile mano di artista che ha saputo rappresentare con delicatezza le fattezze della Vergine.
È una Madonna Immacolata rappresentata secondo le antiche immagini tratte dall'Apocalisse: “vestita di sole, adornata di stelle, con la luna ai piedi schiaccia il serpente”.
La statua è stata acquistata nel 1827 per la chiesa di San Salvatore e dopo un restauro avvenuto intorno al 1925 presso un ditta di Varese, per sottolineare l'importanza dell'evento e per stimolare la devozione dei fedeli, è stato organizzato un solenne trasporto della statua dal capoluogo a San Salvatore su un carro trainato dai buoi.
Ogni venticinque anni, si ripete il “Trasporto”
per tutte le vie di San Salvatore 
|
|
..... |
|